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Gae Aulenti: perché Milano le ha dedicato una vita

DiRedazione

Dic 12, 2020

Ci sono persone che con le loro scelte hanno saputo condurre a un’evoluzione nella società in cui viviamo ora. Gae Aulenti, brillante architetta, ne è una chiara rappresentazione.

Gae Aulenti: a Milano per passione

Nata nel 1927 a Palazzolo Dello Stella (Udine), da una famiglia di origini meridionali, Gae raggiunse Milano per passione. Il richiamo suscitato dall’architettura in lei le valse l’abilitazione professionale nel 1953. E, trascorsi due anni, cominciò a lavorare in qualità di redattrice della rivista Casabella-Continuità. Qui sotto la supervisione del direttore Ernesto Nathan Rogers, seppe farsi notare; tanto da diventarne assistente nel 1964 presso il Politecnico di Milano. In precedenza, all’Università di Venezia, aveva affiancato Giuseppe Samonà, protagonista dell’architettura italiana di allora.

Oltre all’attività di redattrice, portata avanti fino al 1965, Gae si dedicò al design. Celebre in tal senso la lampada Pipistrello, realizzata per lo showroom di Olivetti nel 1965. Nel corso della sua carriera ricoprì il ruolo di architetto personale dell’avvocato Gianni Agnelli. L’avvocato, importantissimo capo d’industria, le affiderà nello specifico la ristrutturazione del suo appartamento meneghino in zona Brera. Da quel momento in avanti nascerà una amicizia tra i due e una proficua collaborazione, che diede vita a numerosi progetti.

Fama planetaria

La fama accompagnava Gae Aulenti, ovunque lei andasse. In compartecipazione con il maestro Ernesto Nathan Rogers, nonché i colleghi Aldo Rossi e Vittorio Gregotti apportò rinnovamento. Pose, infatti, al centro della progettazione il contesto e gli spazi in cui le opere venivano realizzate; in una interconnessione stretta con il preesistente ambiente urbano.

I concetti furono applicati presso edifici altisonanti, quali ad esempio:

  • le Scuderie del Quirinale di Roma;
  • Palazzo Grassi a Venezia;
  • l’aeroporto di Perugia.
  • l’Istituto di Cultura Italiana a Tokyo;
  • il Museo nazionale di arte catalana a Barcellona.

I riconoscimenti

Negli Anni Ottanta le venne conferito il prestigioso incarico di restaurare e allestire il Museo Orsay, a Parigi. La sua brillantezza le fu riconosciuta sulla scena nazionale e internazionale. Nel 1991 ritirò il premio Imperiale, un titolo giapponese attribuito annualmente alle personalità dell’arte e dell’architettura più influenti al mondo. Nel 1994 arrivò la medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte; mentre nel 1996 venne nominata cavaliere di gran croce della Repubblica italiana.

L’impegno sociale

Il ruolo rivestito da Gae Aulenti andava però ben oltre alla semplice sfera professionale. Anzi, l’affermazione in architettura servì a veicolare valori etici e sociali particolarmente importanti. In segno di dissenso al lascito fascista, che condannava ogni pratica sociale connessa all’emancipazione femminile, Gae promosse il Neoliberty. Trattasi di una corrente nata in contrapposizione al razionalismo, da cui originava la cosiddetta architettura organica, proposta da Bruno Zevi. Il Neoliberty si prefiggeva di ritrovare una continuità con la tradizione dello stile Liberty. A una sorta di rilettura dell’Art Nouveau, che ne riprendeva le decorazioni e il gusto per l’ornamento. L’estetica fu messa al primo posto. Malgrado i prestigiosi riconoscimenti internazionali, Gae Aulenti finì oggetto di critiche spietate. Un approccio figlio dell’impossibilità di catalogarla in canoni prestabiliti.  Incurante dei giudizi negativi Gae tirò dritto e, a dispetto della sua breve durata, rimase fedele alla corrente Neoliberty. Nel design industriale gli sforzi compiuti riscossero il giusto merito. Le intuizioni di Aulenti divennero famose a livello mondiale; fulgido esempio il Tavolo su Ruote, un tavolino da salotto realizzato per Fontana Arte. Il contributo di Gae servì pure a stigmatizzare il “formalmente costituito”, a dare un’indennità alle lotte per l’emancipazione di genere. Ormai le donne italiane si erano stancate di essere messe ai confini della società, desideravano trovare ascolto.

Gae Aulenti: apripista nel suo mondo

Analizzando il problema della carenza di donne famose riconosciute in ambito architettonico, Aulenti lanciò un appello alle colleghe:

“Ci sono un sacco di altre donne architetto di talento, ma la maggior parte di loro preferisce lavorare con gli uomini. Ho sempre lavorato per me stessa, e questo mi ha insegnato molto. Le donne in architettura non devono pensare di essere una minoranza, perché nel momento in cui lo fai, vieni paralizzato da questo pensiero”.

Della serie non c’è profeta in patria, l’affermazione in Italia fu più complicata rispetto a quella in terra straniera. Ma oggi chiunque riconosce a Gae Aulenti il suo valore, nonché l’influenza sociale. Per renderle omaggio Milano le ha così dedicato nel 2012, a due mesi dalla sua scomparsa, l’omonima Piazza Gae Aulenti.